
Educazione all’affettività: perché in Italia siamo ancora indietro?
- Solo il 47% degli adolescenti italiani ha ricevuto educazione sessuale a scuola.
- Meno del 30% delle iniziative CSE monitorate risulta essere 'Comprehensive'.
- Il 26% degli adolescenti percepisce discriminazioni legate all'orientamento sessuale.
Il seminario del liceo Mossa di Olbia: un’iniziativa isolata?
Il panorama scolastico italiano, spesso al centro di dibattiti e riforme, si trova a confrontarsi con una tematica cruciale per la crescita e lo sviluppo degli studenti: l’educazione all’affettività. In questo contesto, il Liceo Scientifico “Lorenzo Mossa” di Olbia ha promosso un seminario dal titolo “I giovani e la salute mentale: desiderio dell’altro e cura di sé”, giunto alla sua terza edizione. L’evento, svoltosi presso l’Aula Magna dell’UniOlbia, ha rappresentato un momento di riflessione condivisa tra docenti, esperti e studenti sul benessere psico-affettivo dei giovani. Ma questa iniziativa, per quanto lodevole, si configura come un modello virtuoso destinato a essere replicato su scala nazionale, oppure rappresenta un’eccezione in un sistema scolastico ancora troppo frammentato e disomogeneo?
La domanda è tutt’altro che retorica, soprattutto se si considera che, mentre in molti paesi europei l’educazione affettiva e sessuale è parte integrante dei curricula scolastici, in Italia si fatica ancora a superare resistenze ideologiche e a definire una strategia nazionale coerente. Paesi come Svezia, Germania e Francia hanno da tempo compreso l’importanza di fornire ai giovani gli strumenti per comprendere le proprie emozioni, costruire relazioni sane e rispettose e prevenire la violenza di genere. In Italia, invece, si naviga a vista, affidandosi spesso alla buona volontà dei singoli istituti e alla sensibilità dei docenti.
Un quadro preoccupante emerge da una recente indagine condotta da Save the Children e Ipsos, secondo cui meno della metà degli adolescenti italiani (il 47%) ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola, con picchi negativi nel Sud e nelle Isole (37%). L’assenza di una legge nazionale in materia lascia ampi margini di discrezionalità alle scuole, con il risultato che le attività formative sono spesso disomogenee e non sempre in linea con le più recenti linee guida internazionali, che promuovono un approccio olistico all’educazione sessuale, la cosiddetta “Comprehensive Sexuality Education” (CSE). Quest’ultima, come sottolineato da diversi esperti, non si limita a fornire informazioni sull’anatomia e sulla riproduzione, ma mira a integrare gli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità.
Il seminario del Liceo Mossa, con gli interventi di relatori qualificati come il filosofo Diego Zucca e la psicologa Ameya G. Canovi, sembra andare nella giusta direzione. L’obiettivo è quello di affrontare il tema dell’affettività in modo aperto e consapevole, fornendo agli studenti gli strumenti per comprendere le proprie emozioni e quelle altrui, prevenire la violenza di genere e costruire relazioni sane e rispettose. Ma è sufficiente un’iniziativa isolata per colmare le lacune del sistema scolastico italiano?
La risposta, purtroppo, è negativa. Come evidenziato da diverse fonti, i pochi fondi pubblici stanziati per l’educazione affettiva sono stati spesso dirottati verso altri obiettivi, lasciando le scuole e le associazioni del terzo settore a farsi carico di un compito che dovrebbe essere prioritario per lo Stato. In questo contesto, emergono iniziative lodevoli come il programma “Youth for Love” di ActionAid, che mira a sensibilizzare gli studenti sulla violenza di genere e a promuovere un approccio integrato all’educazione affettiva, coinvolgendo l’intera comunità educante. Tuttavia, si tratta di iniziative che, per quanto efficaci, non possono sostituire una strategia nazionale organica e strutturata.
E poi ci sono le resistenze ideologiche, che rappresentano un ostacolo non trascurabile alla diffusione dell’educazione affettiva nelle scuole. Come riportato da diverse testate, alcuni genitori e docenti temono che questi percorsi “omosessualizzino i bambini” o “mettano in discussione i valori tradizionali della famiglia”. Si tratta di paure infondate, che nascono spesso da una scarsa conoscenza dei contenuti e degli obiettivi dell’educazione affettiva. Quest’ultima, infatti, non mira a indottrinare i giovani o a promuovere comportamenti promiscui, ma a fornire loro gli strumenti per comprendere le proprie emozioni, costruire relazioni sane e rispettose e prevenire la violenza di genere.

Programmi esistenti e preparazione degli insegnanti
L’analisi dello stato dell’arte dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane rivela un quadro complesso e variegato. In assenza di una normativa nazionale che definisca in modo chiaro e univoco i contenuti e le modalità di erogazione di tali percorsi, le iniziative esistenti si caratterizzano per la loro eterogeneità e frammentarietà. Alcune scuole, soprattutto quelle situate nel centro-nord e nelle grandi città, si avvalgono della collaborazione di esperti esterni, psicologi, pedagogisti e sessuologi, per offrire agli studenti percorsi di educazione affettiva e sessuale. Altre, invece, si limitano a trattare questi temi in modo marginale, all’interno di discipline come scienze, educazione civica o religione.
Un esempio interessante è rappresentato dal progetto “EduForIST”, promosso dall’Università di Pisa e finanziato dal Ministero della Salute, che ha monitorato le attività di educazione sessuale e affettiva realizzate nelle scuole italiane tra il 2016 e il 2020. Lo studio ha evidenziato che solo una minoranza delle iniziative monitorate (meno del 30%) può essere definita come “Comprehensive Sexuality Education” (CSE), mentre la maggior parte si concentra principalmente sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate. Questo dato conferma la tendenza, ancora troppo diffusa in Italia, a considerare l’educazione sessuale come un mero strumento di prevenzione sanitaria, trascurando gli aspetti emotivi, relazionali e sociali della sessualità.
Un altro aspetto critico riguarda la preparazione degli insegnanti. Molti docenti, pur essendo consapevoli dell’importanza dell’educazione affettiva e sessuale, si sentono impreparati ad affrontare questi temi in classe. La loro formazione universitaria, infatti, non prevede specifici moduli didattici sull’educazione all’affettività, e spesso mancano anche corsi di aggiornamento professionale in questo ambito. Di conseguenza, molti insegnanti si trovano a dover improvvisare, affidandosi alla propria sensibilità e al proprio bagaglio culturale, con il rischio di perpetuare stereotipi e pregiudizi.
La formazione degli insegnanti all’educazione affettivo-sessuale, come evidenziato da diversi studi, rappresenta una sfida cruciale per garantire la qualità e l’efficacia di tali percorsi. È necessario, da un lato, fornire ai docenti gli strumenti teorici e metodologici per affrontare i temi dell’affettività, della sessualità, dell’identità di genere e della relazione in modo consapevole e competente. Dall’altro, è fondamentale creare spazi di confronto e di scambio tra gli insegnanti, per condividere esperienze, buone pratiche e strategie didattiche.
Alcune iniziative, promosse da associazioni, enti locali e istituzioni scolastiche, vanno nella giusta direzione. Si tratta di corsi di formazione, seminari, workshop e laboratori didattici, che mirano a fornire agli insegnanti le competenze necessarie per affrontare i temi dell’affettività e della sessualità in modo efficace e sensibile. Tuttavia, si tratta ancora di iniziative isolate, che non riescono a raggiungere la totalità dei docenti interessati. È necessario, quindi, un investimento maggiore nella formazione degli insegnanti, per garantire che tutti gli studenti, indipendentemente dalla scuola che frequentano, abbiano la possibilità di ricevere un’educazione affettiva e sessuale completa e di qualità.
Inoltre, è importante superare la logica dei progetti spot e delle iniziative occasionali, per promuovere un approccio sistematico e integrato all’educazione affettiva e sessuale. Ciò significa inserire tali percorsi all’interno dei curricula scolastici, definendo obiettivi, contenuti e modalità di valutazione. Significa anche creare una rete di collaborazione tra le scuole, le associazioni del terzo settore, le istituzioni sanitarie e le famiglie, per garantire un approccio multidisciplinare e condiviso all’educazione affettiva e sessuale.
Resistenze ideologiche e benefici dell’educazione affettiva
Nonostante l’evidenza scientifica e le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali, l’educazione affettiva e sessuale continua a essere un tema controverso in Italia, a causa di resistenze ideologiche, culturali e religiose. Alcuni genitori e docenti, come già accennato, temono che tali percorsi possano “indottrinare” i giovani, promuovere comportamenti promiscui o mettere in discussione i valori tradizionali della famiglia. Si tratta di paure infondate, che nascono spesso da una scarsa conoscenza dei contenuti e degli obiettivi dell’educazione affettiva e sessuale.
È importante sottolineare che l’educazione affettiva e sessuale non è un “lavaggio del cervello” o una forma di “propaganda gender”, ma un percorso formativo che mira a fornire ai giovani gli strumenti per comprendere le proprie emozioni, costruire relazioni sane e rispettose, prevenire la violenza di genere e fare scelte consapevoli in materia di sessualità. Come affermato da diversi esperti, l’educazione affettiva e sessuale non è solo un diritto, ma anche uno strumento di prevenzione primaria della violenza di genere, del bullismo, delle discriminazioni e delle malattie sessualmente trasmissibili.
I benefici dell’educazione affettiva e sessuale sono ampiamente documentati dalla letteratura scientifica. Studi internazionali hanno dimostrato che i programmi di educazione sessuale estensiva (CSE) sono efficaci nel ritardare l’inizio dell’attività sessuale, nel ridurre il numero di partner sessuali, nell’aumentare l’uso del preservativo e nel prevenire le gravidanze indesiderate e le infezioni sessualmente trasmissibili. Inoltre, tali programmi contribuiscono a promuovere l’uguaglianza di genere, a contrastare gli stereotipi e i pregiudizi e a prevenire la violenza di genere.
In Italia, la mancanza di un’educazione affettiva e sessuale adeguata ha conseguenze negative sulla salute e sul benessere dei giovani. Secondo un’indagine condotta da Save the Children e Ipsos, più di un adolescente su quattro (26%) pensa sia frequente subire o assistere a discriminazioni legate all’orientamento o all’identità sessuale, mentre il 22% osserva discriminazioni sessiste e oltre un terzo (35%) ha assistito ad episodi di body shaming. Quasi uno su quattro (24%) ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale, e il 17% dei ragazzi e delle ragazze concorda sul fatto che l’autoproduzione di materiale pornografico possa aiutarli a soddisfare alcune necessità economiche.
Questi dati evidenziano la necessità urgente di promuovere un’educazione affettiva e sessuale completa e di qualità in tutte le scuole italiane, per fornire ai giovani gli strumenti per affrontare le sfide e le complessità della vita affettiva e sessuale in modo consapevole e responsabile. È necessario superare le resistenze ideologiche, investire nella formazione degli insegnanti e promuovere un approccio multidisciplinare e condiviso all’educazione affettiva e sessuale.
L’educazione affettiva, come sottolineato da diversi esperti, non è solo una questione di informazione, ma anche di relazione, di ascolto, di empatia e di rispetto. Si tratta di creare uno spazio sicuro e accogliente, in cui i giovani possano esprimere le proprie emozioni, porre domande, condividere esperienze e confrontarsi con i propri pari e con gli adulti di riferimento. Si tratta di promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità, in cui ogni persona si senta valorizzata e accettata per quello che è.
Verso un modello nazionale: Proposte e prospettive future
Il seminario del Liceo Mossa di Olbia, per quanto lodevole, rappresenta un’iniziativa isolata in un contesto scolastico ancora troppo carente in materia di educazione affettiva e sessuale. Per superare questa situazione di stallo e garantire a tutti gli studenti italiani il diritto a un’educazione completa e di qualità, è necessario definire un modello nazionale organico e strutturato.
Diverse proposte sono state avanzate negli ultimi anni da associazioni, esperti e politici. Alcune, come quella promossa da Coop con la campagna “Dire, fare, amare. L’istruzione come prevenzione”, puntano a introdurre l’educazione alle relazioni come materia scolastica obbligatoria, come già avviene nella maggior parte dei paesi europei. Altre, come quella sostenuta da ActionAid e altre realtà, propongono di strutturare percorsi formativi nelle scuole, come raccomandato dall’UNESCO e dall’OMS. Tutte, però, convergono sulla necessità di superare le divisioni ideologiche e di promuovere un approccio multidisciplinare e condiviso all’educazione affettiva e sessuale.
Un passo importante in questa direzione potrebbe essere rappresentato dall’adattamento al sistema scolastico italiano degli “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’OMS, un documento che fornisce una preziosa base scientifica e un protocollo adottato con successo in paesi europei con valori e culture anche molto diverse tra loro. Tale documento, come evidenziato da diversi esperti, potrebbe essere utilizzato come punto di partenza per definire obiettivi, contenuti e modalità di valutazione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane.
Inoltre, è fondamentale coinvolgere attivamente i giovani, le famiglie, i docenti, le associazioni e gli esperti della comunità scientifica nella definizione del modello nazionale. Ciò significa creare spazi di confronto e di dialogo, per raccogliere le esigenze e le aspettative di tutti gli attori coinvolti e per garantire un’ampia informazione e conoscenza sui principi chiave dell’educazione affettiva e sessuale nell’ambito scolastico.
Infine, è necessario garantire uno spazio adeguato sui mezzi di informazione del servizio pubblico all’approfondimento sulla salute sessuale e riproduttiva e sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, affinché la società possa esserne correttamente informata. Solo così potremo superare le resistenze ideologiche e costruire una cultura del rispetto e della responsabilità, in cui ogni persona si senta valorizzata e accettata per quello che è.
Ora, per te che leggi questo articolo, vorrei soffermarmi su un aspetto fondamentale legato all’educazione avanzata: l’importanza di integrare percorsi di stage curriculari e corsi di studio extra universitari professionalizzanti. Immagina di poter affiancare alla teoria appresa sui libri un’esperienza pratica, un “assaggio” del mondo del lavoro. Questo non solo arricchirebbe il tuo bagaglio di conoscenze, ma ti permetterebbe di sviluppare competenze trasversali, come la capacità di lavorare in team, di risolvere problemi e di comunicare efficacemente. Allo stesso modo, un corso extra universitario potrebbe darti quel “quid” in più, specializzandoti in un settore specifico e rendendoti più competitivo nel mercato del lavoro. Rifletti su come potresti combinare questi elementi per creare un percorso di crescita personale e professionale davvero unico.
- Sito ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito, per approfondimenti sulle politiche scolastiche.
- Dettagli del corso 'Parlami dell'amore' sull'educazione socio-affettiva e sessuale nelle scuole.
- Presenta i risultati di una ricerca su educazione affettiva e sessuale degli adolescenti.
- Pagina del libro di Diego Zucca, filosofo intervenuto al seminario.
- Webinar di Macrolibrarsi con la psicologa Ameya Canovi, relatrice al seminario.