
Smartphone a scuola: divieto o opportunità? ecco cosa rivela l’analisi
- Studio su 1227 allievi: divieto non migliora la vita nel breve.
- Riduzione di 40 minuti nell'uso del telefono a scuola.
- Nessuna differenza sul benessere psichico tra i due gruppi.
- Il ministro Valditara prevede il divieto per infanzia, elementari e medie.
L’uso degli smartphone nelle scuole è un tema dibattuto da anni, con posizioni contrastanti tra chi ne vede un’opportunità didattica e chi un fattore di distrazione. A partire dal 2007, il Ministero dell’Istruzione ha iniziato a regolamentare l’uso dei cellulari in classe, culminando nel Decreto Ministeriale n. 183 del 2024, che ha introdotto regole più stringenti. Ma il divieto è davvero la soluzione?
Pro e Contro del Divieto
Da un lato, si sostiene che il divieto favorisca la concentrazione degli studenti, riducendo le distrazioni e migliorando l’apprendimento. L’accesso immediato all’informazione, l’apprendimento personalizzato, la collaborazione e lo sviluppo di competenze digitali sono tra i vantaggi spesso citati a favore dell’uso dei dispositivi mobili in classe. Tuttavia, dall’altro lato, si evidenziano i rischi di distrazione, il divario socio-economico tra gli studenti che possono permettersi dispositivi di ultima generazione e quelli che non possono, i problemi di sicurezza e privacy, e la dipendenza da schermo con conseguenti impatti negativi sulla salute mentale.
Uno studio pubblicato dalla rivista The Lancet Regional Health Europe ha preso in esame 1227 allievi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, frequentanti 30 istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado localizzati in Inghilterra. Le conclusioni dello studio indicano che la preclusione all’utilizzo dello smartphone in ambito scolastico non determina un miglioramento della qualità della vita degli studenti, perlomeno nel breve periodo. Gli studenti provenienti da istituti che applicavano politiche di maggior restrizione verso l’uso degli smartphone hanno segnalato un calo medio di 40 minuti nell’utilizzo del telefono e di 30 minuti nell’impiego delle piattaforme social durante l’orario delle lezioni, comparati agli studenti di scuole con politiche più permissive; tuttavia, questa riduzione non si è concretizzata in una diminuzione dell’utilizzo complessivo al di fuori della scuola. Non sono state rilevate differenze degne di nota tra i due gruppi presi in esame in relazione al benessere psichico, al livello di attività fisica, alla qualità del sonno, ai risultati accademici ottenuti e alla tendenza a generare disordine in classe.
L’Opinione degli Esperti
Nella prospettiva di Tiziana Metitieri, neuropsicologa clinica dell’infanzia presso l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, non vi sono evidenze scientifiche incontrovertibili che suffraghino l’ipotesi che il telefono cellulare, di per sé, sia fonte di problematiche di natura psicologica o didattica. La difficoltà nel gestire l’uso dei dispositivi potrebbe manifestarsi come un segnale di un disagio preesistente, anziché rappresentarne la radice. Anziché imporre divieti inefficaci, sarebbe preferibile indirizzare i giovani verso un impiego più meditato della tecnologia, istruendoli a riconoscere contenuti potenzialmente dannosi, a razionalizzare il tempo trascorso in rete e a sviluppare una propria indipendenza digitale.

Le Linee Guida del Ministero e le Raccomandazioni Internazionali
Il Ministro Valditara ha annunciato che le prossime linee guida del Ministero prevedono il divieto di cellulari e tablet nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie, anche per scopi didattici. Questa decisione si basa sulla convinzione che l’eccessivo utilizzo di questi dispositivi sia un fattore di distrazione che incide negativamente sull’apprendimento.
Tuttavia, questa posizione non è condivisa da tutti. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta, docente universitario e presidente Associazione nazionale dipendenze tecnologiche e cyberbullismo, sostiene che “la chiave per navigare l’oceano tumultuoso del digitale è l’educazione, non il divieto”.
L’UNESCO, pur riconoscendo l’impatto positivo delle nuove tecnologie, ha chiesto alle scuole di tutto il mondo di vietare l’uso di smartphone, tablet e computer, evidenziando come l’uso eccessivo di questi dispositivi riduca il rendimento scolastico e l’apprendimento, oltre a generare squilibri emotivi nei più giovani.
Un Nuovo Paradigma Educativo: Dall’Educazione Digitale all’Educazione alla Contemporaneità
La questione dell’uso degli smartphone a scuola solleva interrogativi più ampi sul ruolo della tecnologia nell’educazione e sulla necessità di un nuovo paradigma educativo. Invece di concentrarsi esclusivamente sul divieto o sull’uso indiscriminato dei dispositivi, è fondamentale promuovere un’educazione digitale consapevole, che sviluppi negli studenti la capacità di utilizzare la tecnologia in modo critico, responsabile e creativo.
Un approccio efficace potrebbe consistere nell’integrare la tecnologia nel curriculum scolastico in modo significativo, utilizzandola come strumento per arricchire l’apprendimento, promuovere la collaborazione e sviluppare competenze digitali essenziali per il futuro. Allo stesso tempo, è importante educare gli studenti a un uso equilibrato della tecnologia, incoraggiandoli a svolgere attività offline, a coltivare relazioni interpersonali e a sviluppare un pensiero critico.
Inoltre, è fondamentale che le scuole adottino politiche chiare sull’uso dei dispositivi mobili, che definiscano le regole, le responsabilità e le conseguenze in caso di violazione. Queste politiche dovrebbero essere sviluppate in collaborazione con studenti, genitori, insegnanti ed esperti, al fine di garantire che siano efficaci, eque e rispettose dei diritti di tutti.
Oltre il Divieto: Promuovere un’Educazione Digitale Consapevole e Responsabile
Invece di limitarsi a vietare l’uso degli smartphone a scuola, è necessario promuovere un’educazione digitale che prepari gli studenti ad affrontare le sfide e le opportunità del mondo contemporaneo. Questo significa sviluppare competenze digitali, pensiero critico, capacità di problem solving e creatività, ma anche promuovere un uso responsabile e consapevole della tecnologia, che tenga conto degli impatti sulla salute mentale, sul benessere sociale e sulla privacy.
Un’educazione digitale avanzata dovrebbe anche affrontare temi come la disinformazione, il cyberbullismo, la dipendenza da schermo e la sicurezza online, fornendo agli studenti gli strumenti per proteggersi e per navigare in modo sicuro e responsabile nel mondo digitale.
In definitiva, la questione dell’uso degli smartphone a scuola non può essere risolta con semplici divieti o raccomandazioni. È necessario un approccio più complesso e articolato, che tenga conto delle diverse prospettive, delle evidenze scientifiche e delle esigenze degli studenti. Solo così sarà possibile trasformare la tecnologia da potenziale fattore di distrazione a strumento di apprendimento e di crescita personale.
Amici lettori, riflettiamo insieme: vietare tout court è davvero la soluzione? Non rischiamo di allontanare i ragazzi dalla scuola, percepita come un’entità aliena e incapace di comprendere il loro mondo? Forse, la vera sfida è integrare, non escludere; educare, non vietare.
L’educazione avanzata ci insegna che la tecnologia non è né buona né cattiva, ma dipende dall’uso che ne facciamo. L’alternanza scuola lavoro, gli stage curricolari e i corsi di studio extra universitari professionalizzanti devono integrare competenze digitali, ma anche promuovere un uso critico e responsabile della tecnologia.
Un concetto avanzato è quello di “digital wellbeing”, ovvero il benessere digitale. Si tratta di promuovere un equilibrio sano tra l’uso della tecnologia e la vita offline, incoraggiando attività che favoriscano il benessere fisico e mentale, come lo sport, la lettura, le relazioni interpersonali e il contatto con la natura.
Vi invito a riflettere: come possiamo, come genitori, educatori e cittadini, contribuire a creare un ambiente digitale più sano e sicuro per i nostri ragazzi? Quali sono le competenze digitali che dobbiamo sviluppare per affrontare le sfide del futuro?
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Uno studio pubblicato dalla rivista The Lancet Regional Health Europe ha preso in esame 1227 allievi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, frequentanti 30 istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado localizzati in Inghilterra. Le conclusioni dello studio indicano che la preclusione all’utilizzo dello smartphone in ambito scolastico non determina un miglioramento della qualità della vita degli studenti, perlomeno nel breve periodo. Gli studenti provenienti da istituti che applicavano politiche di maggior restrizione verso l’uso degli smartphone hanno segnalato un calo medio di 40 minuti nell’utilizzo del telefono e di 30 minuti nell’impiego delle piattaforme social durante l’orario delle lezioni, comparati agli studenti di scuole con politiche più permissive; tuttavia, questa riduzione non si è concretizzata in una diminuzione dell’utilizzo complessivo al di fuori della scuola. Non sono state rilevate differenze degne di nota tra i due gruppi presi in esame in relazione al benessere psichico, al livello di attività fisica, alla qualità del sonno, ai risultati accademici ottenuti e alla tendenza a generare disordine in classe.
Nella prospettiva di Tiziana Metitieri, neuropsicologa clinica dell’infanzia presso l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, non vi sono evidenze scientifiche incontrovertibili che suffraghino l’ipotesi che il telefono cellulare, di per sé, sia fonte di problematiche di natura psicologica o didattica. La difficoltà nel gestire l’uso dei dispositivi potrebbe manifestarsi come un segnale di un disagio preesistente, anziché rappresentarne la radice. Anziché imporre divieti inefficaci, sarebbe preferibile indirizzare i giovani verso un impiego più meditato della tecnologia, istruendoli a riconoscere contenuti potenzialmente dannosi, a razionalizzare il tempo trascorso in rete e a sviluppare una propria indipendenza digitale.