
Ai e pregiudizi: la ricerca che svela le discriminazioni nascoste
- L'IA può riflettere i pregiudizi di genere, come evidenziato dalla ricerca.
- Algoritmi privilegiano candidati maschili, caucasici e appassionati di calcio.
- Donne e madri svantaggiate a causa della formazione e maternità.
- La tesi premiata con 1.500 euro propone un modello legale per l'equità.
- L'AI può penalizzare persone non bianche e in condizioni di povertà.
- Necessario connettere informatica con etica per superare la parzialità.
L’intelligenza artificiale (IA) è al centro di un acceso dibattito, specialmente per quanto riguarda le sue ripercussioni sulla società e la possibilità che generi disparità. Un’indagine recente, condotta da Veronica Paternolli, una giovane dottoressa dell’ateneo veronese, ha evidenziato come l’IA possa riflettere e, di conseguenza, incrementare i preconcetti già esistenti nella collettività, in particolare quelli legati al genere.
L’AI come specchio dei pregiudizi sociali
La tesi di Paternolli, gratificata con un premio di 1.500 euro, si concentra sull’esame delle iniquità di genere nei sistemi di IA. La ricercatrice ha messo in luce come gli algoritmi, benché operino in maniera differente dal cervello umano, possano assimilare e riprodurre stereotipi e pregiudizi largamente diffusi. A titolo di esempio, l’IA tende a privilegiare candidati di genere maschile, di etnia caucasica, con una preparazione scientifica e appassionati di discipline sportive quali il calcio, svantaggiando le donne, soprattutto se madri.
Veronica Paternolli, originaria della Valsugana e laureata in Diritto per le tecnologie e l’innovazione sostenibile, ha elaborato un modello legale che funge da guida per sviluppatori e consumatori. Questo modello mira a combattere le discriminazioni riflesse nei sistemi di intelligenza artificiale, specialmente quando questi vengono impiegati dalle aziende per la selezione del personale. La sua ricerca ha evidenziato come le donne possano essere escluse da opportunità lavorative a causa della loro formazione o delle attività sportive praticate, e come la maternità possa rappresentare un fattore penalizzante a causa del maggior numero di assenze dal lavoro.
Per contrastare queste discriminazioni, Paternolli ha creato una sorta di “libreria” che elenca i principali pregiudizi presenti nei sistemi di AI, identificando i diritti violati e le relative implicazioni legislative. Ha inoltre proposto soluzioni concrete per rendere i sistemi più equi.
Oltre il genere: altre forme di discriminazione
La ricerca di Paternolli non si limita alle discriminazioni di genere. L’AI può anche penalizzare persone non bianche, considerate meno affidabili, e individui in condizioni di povertà, ritenuti di basso valore. Questi pregiudizi, radicati nella società occidentale, vengono assorbiti e amplificati dall’AI.

La responsabilità umana e il potenziale dell’AI
Paternolli sottolinea che la colpa delle discriminazioni non è sempre della macchina, ma anche dell’uomo. I pregiudizi vengono inseriti nei sistemi di AI dagli sviluppatori e dagli utenti. Per superare questi modelli di parzialità, si rende *necessario connettere le capacità specialistiche e gli strumenti dell’informatica con i canoni normativi ed etici.
Una volta eliminati i pregiudizi, l’AI può diventare uno strumento prezioso per risolvere molti problemi sociali. Paternolli, pur non avendo una solida formazione scientifica, ha studiato algoritmi e strumenti matematici per realizzare il suo modello contro le discriminazioni. Attualmente, sta ampliando il proprio bagaglio di sapere tramite un percorso di dottorato nel dipartimento di Computer Science, dove si dedica allo studio di meccanismi di dematerializzazione e automatizzazione dei contratti aziendali.*
Verso un futuro più equo: l’AI come strumento di inclusione
La ricerca di Veronica Paternolli solleva importanti interrogativi sul ruolo dell’AI nella società e sulla necessità di garantire che questa tecnologia non diventi uno strumento di discriminazione. Il suo lavoro dimostra che è possibile combattere i pregiudizi nell’AI attraverso un approccio multidisciplinare che combini competenze tecniche, giuridiche ed etiche.
Riflessioni conclusive: educare all’equità nell’era digitale
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale permea sempre più aspetti della nostra vita, è fondamentale promuovere un’educazione che sensibilizzi i giovani sui rischi di discriminazione insiti in queste tecnologie. L’alternanza scuola-lavoro e gli stage curricolari possono rappresentare un’opportunità preziosa per avvicinare gli studenti al mondo dell’AI, fornendo loro gli strumenti per comprendere e contrastare i pregiudizi algoritmici.
Un concetto base di educazione avanzata in questo contesto è l’alfabetizzazione algoritmica, ovvero la capacità di comprendere come funzionano gli algoritmi e come possono influenzare le nostre decisioni. Un concetto più avanzato è l’etica dell’AI, che si concentra sullo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale che siano equi, trasparenti e responsabili.
Immagina un futuro in cui i giovani, consapevoli dei rischi e delle opportunità dell’AI, siano in grado di progettare e utilizzare queste tecnologie per creare un mondo più giusto e inclusivo. Un mondo in cui l’intelligenza artificiale non sia uno specchio dei nostri pregiudizi, ma uno strumento per superarli.